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8 memoriali
1981 – 2026
Torino → Ciriè
Alfonso era un ragazzo semplice, e lo era nel senso più bello che questa parola possa avere: senza maschere, senza secondi fini. Con chiunque trovava una parola, una battuta, un modo per mettere l'altro a proprio agio. Ma era anche come uno scrigno. La parte più preziosa di sé la teneva da parte, e la mostrava soltanto a chi si era guadagnato la sua fiducia. Chi ha avuto quel privilegio lo sa bene, e non lo dimenticherà. Aveva una testa lucida e una volontà che non si piegava. Quando decideva che una cosa andava fatta, la faceva, senza scorciatoie e senza lamentarsi, e non c'era ostacolo che potesse resistergli a lungo. E poi c'era il suo umorismo. Bastava una frase detta al momento giusto, e anche la giornata più nera finiva in una risata. Ci manchi, Alfonso. Manchi a chiunque ti abbia incontrato davvero, perché a nessuno di noi hai lasciato le mani vuote. Ti portiamo dentro, ognuno con il suo ricordo, ognuno con la sua battuta che ancora fa ridere. Ed è così che continui a vivere. Questa pagina è nata per un motivo semplice: raccogliere i ricordi di chi ti ha voluto bene, perché è lì che continui a vivere. Ognuno lasci il suo, anche una sola frase, anche solo una delle tue battute. Sappiamo che da qui non ti arriva niente, ma qualcosa passa comunque, e non serve spiegare come. Grazie di essere stato nelle nostre vite.

Andrea, genovese DOC, aveva i capelli sempre un po' in disordine e le parole pronte. Lavorava in porto e fuori dall'orario era il re delle cene tra amici, delle partite in TV e dei consigli non richiesti ma azzeccati.

Luca era di origine siciliana e cuore torinese. Amava i parchi, le camminate senza meta e le chiacchiere vere. Aveva un modo calmo di stare al mondo che metteva tutti a proprio agio.

Chiara portava Napoli dentro lo sguardo: ironica, calorosa, sempre un passo avanti nelle idee. Laureata in design, lavorava tra creatività e amici veri — quelli del sabato sera e delle telefonate a mezzanotte.

Silvia viveva a Trento con la famiglia. Organizzata, solare, capace di tenere insieme lavoro e casa senza perdere il senso dell'umore. Amava le gite in montagna e le cene lunghe in cucina.

Maestra elementare a Padova per quasi quarant'anni. Maria Grazia aveva lo sguardo attento di chi osserva davvero, e la pazienza rara di chi sa aspettare che le persone trovino le parole.

Roberto era di Bologna, preciso nel lavoro e generoso nella pausa caffè. Contabile per mestiere, ascoltatore per vocazione: sapeva alleggerire una giornata complicata con due battute e un sorriso quieto.

Architetto fiorentino, rigoroso nel disegno e gentile nella vita. Giorgio amava i musei vuoti del martedì mattina, il caffè al bancone e le discussioni lunghe su cose che sembravano piccole.